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Ciro Avventurato

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4 stelline...(Piccolo merletto tricolore di serietà e pazzia)

 

Mentre l’Italia si appresta a vincere il quarto titolo mondiale…: mi era sembrata l’asserzione più scaramanticamente spiritosa dell’intervento precedente. Stamattina ci si sveglia dopo poche ore di sonno e si scopre che il delirio della notte non è stato l’ennesimo miraggio azzurro. CAMPIONI DEL MONDO, CAMPIONI DEL MONDO, CAMPIONI DEL MONDO! Quante volte abbiamo sognato di urlarlo con tutte le forze, e ieri la realtà è diventata identica a questo sogno. So che il mio ringraziamento a coloro che ci hanno regalato emozioni irripetibili nell’ultimo mese non sarà letto dai destinatari fino a quando non diventerò ricco e famoso (a questo punto mi rilancio nella scaramanzia di spirito), ma lo considero quasi un atto dovuto.

Passiamo in rassegna i destinatari del mio e del nostro grazie:

Gigi “Manolesta” Buffon olé

Cristian “Retropiede” Zaccardo olé

Fabio “Last Minute” Grosso olé

Daniele “Self Control” De Rossi olé

Fabio “Berlin Wall” Cannavaro olé

Andrea “Zoppas” Barzagli olé

Alessandro “Pelide” Del Piero olé

Gennaro “Ringhio? Bulldog!” Gattuso olé

Luca “Padron” Toni olé

Francesco “Er Ciuccio” Totti olé

Alberto “Stradivari” Gilardino olé

Angelo “Capotavola” Peruzzi olé

Alessandro “Lucky” Nesta olé

Marco “Germany Trip” Amelia olé

Vincenzo “Bad” Iaquinta olé

Mauro “Vileda” Camoranesi olé

Simone “Inza’ e Passalo ‘Sto Pallone” Barone olé

Filippo “Col Cacchio Che Te Lo Passo” Inzaghi olé

Gianluca “110 Metri Ostacoli” Zambrotta olé

Simone “7 Polmoni” Perrotta olé

Andrea “Gaiezza” Pirlo olé

Massimo “Barbiere Ubriaco di Siviglia” Oddo olé

Marco “Bomber” Materazzi olé

 

 

Breve (giuro) e serio (spero) editoriale

Accanto all’urlo di Tardelli e all’immagine di Zoff che alza la Coppa del Mondo, la pinacoteca calcistica azzurra fa posto a nuove immagini che resteranno impresse a lungo nella mente di noi italiani: la corsa incredula di Grosso, la dedica al cielo di Materazzi, il trofeo sollevato da Capitan Cannavaro tra un tripudio di cori, urla, colori.

 

Una vittoria all’italiana. È stata la vittoria degli errori, ma anche della voglia di rimediare, ripartire e sorpassare. È stata la vittoria del lasciarsi scivolare addosso le critiche, tapparsi le orecchie e continuare a camminare per la propria strada. È stata la vittoria del Teamgeist e della fortuna, ma di quella che si va a cercare a tutti i costi, la vittoria del fino all’ultimo respiro. La vittoria dell’impegno e della massima concentrazione, la vittoria del gattusismo e della maglietta sudata, e non solo quella di Ringhio. È per questo forse che ognuno di noi ha visto sé stesso in quegli sguardi, in quei muscoli, in quei sogni.

 

Ore 23, minuto più minuto meno. Sei un Fabio Grosso. Quando entra in rete quel pallone scoppia all'istante la tua italianità nella forma di urlo sovrumano e di un pianto di gioia. Senti che 360º intorno a te, a pochi centimetri come a centinaia di chilometri, sale fino e oltre il limite una pressione di grida liberatorie altrui, di trombe, di fuochi d'artificio e di piatti. E così scopri che l’implosione dell’inutilità dentro di te a volte può valere diecimila necessità. Ti sovrastano, nessun problema, è questo il bello: “Se tu non ci fossi stato, a chi fregherebbe niente del calcio?”.

Tempi di pagelle

 

Mentre la Nazionale italiana si avvia a vincere il suo quarto titolo mondiale, esaminiamo una per una le prestazioni degli azzurri nella prima fase di Germania 2006.

 1. Buffon 7 - Nelle prime due partite si diverte a mandare messaggini alla Seredova e a Bettarini. Desta sospetto l'assenza prima dell'autorete di Zaccardo per una decina di minuti, c'è chi lo ha visto uscire dal vicino punto SNAI a fine partita con un sacchetto col simbolo del dollaro marchiato sopra. Per fortuna degli azzurri, contro la Repubblica Ceca scommette (sconsigliato da Nedved) un under dato a 1,95 che, a suo dire, “l’intrigava parecchio”.

2. Zaccardo 5 - Zio Lippi gli dà fiducia. Nella partita contro il Ghana si fa tre volte metà fascia eguagliando il record stagionale di discese che aveva stabilito nel Palermo. Gli amici si complimentano con lui con qualche squillo sul cellulare (è la prima volta che succede, visto che nessuno finora se lo filava di striscio), e lui si gasa: al secondo match con un sinistro d'altri tempi la mette là dove Buffon non può (o non vuole, leggi sopra) arrivarci. È l’unico che ha segnato finora al portiere italiano, e scusate se è poco.

3. Grosso 5,5 - La Iena Pif dimostra i motivi del suo ingaggio all'Inter. Sulla fascia mancina attacca molto poco e difende male, non mette un cross che sia uno. Messo da parte contro gli Usa, approfitta dei primi segnali arteriosclerotici di Lippi per riprovarci contro la Repubblica Ceca; ma anche dopo questa partita i tifosi interisti continuano a venerare un pezzettino di stoffa nera che si dice sia appartenuta a Roberto Carlos.

4. De Rossi 4 - È dall'inizio di giugno che questo gentil giovinotto decide di farne fuori uno a partita. E per poco non ci riesce, se quell’anima buona dell’arbitro Larrionda non mettesse fino a questo scempio espellendolo contro gli Stati Uniti. Prima regola del Fight Club: non parlare mai del Fight Club. Seconda regola del Fight Club: non parlare mai del Fight Club. Terza regola del Fight Club: chi vince tra De Rossi e Gattuso, sfida Materazzi.

5. Cannavaro 7 – Roccia in difesa, si sgancia sulle palle inattive e rischia spesso di segnare. Il Capitano è uno dei migliori, ma ha il difetto di difendere la controversa Juventus e di mangiare troppi salamini. Nessuno gli ha rammentato che nella prima fase non si può andare ai supplementari. Angolo gossip: in ogni caso sta organizzando due settimane a Scalea con la moglie ma solo a partire dal 10 luglio; la qual cosa fa pensare che lo scugnizzo abbia intenzione di continuare a fare bene.

6. Barzagli s.v. – In attesa di diciotto infortuni per giocare qualche scampolo di partita, Barzagli dedica le ore tedesche a interminabili gare gastronomiche contro Peruzzi. Ha la meglio per quanto riguarda le spaghettate, ma a birra e salsicce il secondo portiere della Nazionale ha già vinto contro di lui un paio di Dune Buggy.

7. Del Piero 5,5 – L’Alessandro magno, quello con l’iniziale minuscola, dorme con l’Iliade e l’Odissea sotto il cuscino di pizzo. Alle conferenze stampa, alle quali si presenta ultimamente con un pappagallo o con uccelli sempre diversi sulla spalla, elargisce agli astanti pillole epiche e iperboliche dichiarazioni sul proprio stato di forma che purtroppo per lui restano sulla carta stampata. Ha il merito di giocare poco. Mario l’ha lasciata.

8. Gattuso 6,5 – Ammette pubblicamente di avere una ciofeca come tiro, e inoltre si intestardisce a giocare di fino. Detto questo fa i complimenti a Nedved. Ma mette la stessa grinta di quando al paese scannano il puorco e festeggiano tutti insieme ballando e cantando fin quando crollano uno dopo l’altro, ubriachi. Questo, Lippi l’ha proibito severamente almeno durante il soggiorno tedesco. Quando Nesta scopre una lacrima solcare il viso delicato di Gattuso, questi si giustifica dicendo che è una lacrima di rabbia e vorrebbe picchiare qualcuno (frase in seguito alla quale il difensore rossonero scappa gridando come una undicenne), ma in fondo si sa che è dovuta alla malinconia delle feste campagnole.

9. Toni 5,5 – In campionato ha la media di 3 gol a partita, al mondiale ha la media di 3 palle toccate a partita. C’è chi lo vede molto vicino all’Inter (nel frattempo Adriano ha segnato), lui dichiara di non pensare assolutamente al calcio mercato ma mentre lo dice le sue pupille si restringono vistosamente. Il peccato più grave è che si era allenato giorni e giorni per la realizzazione di nuove esultanze post-marcatura; coreografie e balletti appresi direttamente da Raffaella Carrà, che gli aveva insegnato nuovi modi di ruotare la manina.

10. Totti 5,5 – È il passatempo principale degli avversari dell’Italia, che gli mirano qui la caviglia, lì il setto nasale, qua il cinto pelvico, là l’ipotalamo. Chi fa più punti vince un altro giro. E così lui percorre due metri prima della prossima ricaduta. Però fa passi da gigante con le lingue straniere, quindi avanti tutta col prossimo sponsor, e che abbia un pay-off (sic!) in inglese.

11. Gilardino 6 – Segna un gol importante contro gli Stati Uniti. Se tutto va bene, in caso di gol agli ottavi dovrebbe organizzare un quartetto insieme a Cannavaro, Buffon e Pirlo: violino, violoncello, clarinetto e clarinetto basso. Roba per palati fini. Per il resto fa poco movimento e non convince moltissimo; gira voce che Inzaghi se lo porti appresso la notte per fare acchiappanza. Shhhhh, io non vi ho detto niente.

12. Peruzzi s.v. - Il portierone ha trovato in Germania la sua terra promessa. Carne buona e ampi boschetti dove cacciare ottimi cinghiali. Non si perde nessuna partita su Sky.

13. Nesta 7 – Con Cannavaro forma la coppia centrale migliore vista al Mondiale. Qualcuno gli ha criticato la mania per la Playstation. Ma lui ha capito che quando ha la freccia rossa può intercettare palloni col tacco, saltare 6 metri in altezza e aggiustarsi i capelli con una semplice alitata all’insù. Ma non ha fatto i conti con la resistenza infortuni C. Ne approfitterà per vincere qualche mondiale direttamente in albergo.

14. Amelia s.s.v. – 4 giorni fa a tavola effettua una sonora flatulenza e tutti si girano verso di lui. Improvvisamente vengono a sapere dell’esistenza di questo simpatico cucciolotto che di mestiere – recita la carta di identità – fa il terzo portiere. Lo coccolano tutta la giornata e il medico sociale (sì, quello non è stato assunto come sosia di Giovanni del trio comico insieme ad Aldo e Giacomo, per allietare le serate azzurre con inesorabili gag) lo adotta e gioca quotidianamente al frisby con lui.

15. Iaquinta 6,5 – Chiamato in causa, segna un gol e ci mette molta grinta. Tutto questo dopo che chiede un rinnovamento del contratto con la Nazionale per altri 10 anni e dal momento che gli spiegano che non si può, si nutrono sospetti sulla sua vera identità. 1) Segna. 2) Dorme con Amelia. 3) Esulta col pugno sinistro chiuso alzato. 4) Alle interviste risponde con un sorriso ebete. 5) Da un giorno all’altro gli è spuntato un tatuaggio piuttosto vistoso sull’avanbraccio raffigurante Che Guevara. 6) Forse, ma forse, si è fatto uno spinello con Lippi. Shhhhh, io non ho ridetto niente.

16. Camoranesi 5,5 – Mezzo voto di stima. Perché si sveglia alle 10, gli servono la colazione a letto e va dal parrucchiere a passarsi la piastra. Pranzo fuori con le amiche (magari da Franz, perché anche se lì paghi il servizio, non ci sono persone che schiamazzano), poi al club del cucito e a fare shopping, comprando elastici rosa per la capigliatura. Poi di nuovo dal parrucchiere per lo shampoo, e una nuova stiratura, mentre ci si intrattiene a fare pettegolezzi. Cena a lume di candela con qualche tedescone vecchio stampo e letto a mezzanotte, dopo una mezz’oretta di lettura rigorosamente Harmony.

17. Barone 6 – Gioca pochi minuti nell’ultima partita. Per il resto vince il premio Rutto of the year e scopre la birra tedesca che – giura – non abbandonerà mai e poi mai, in tutto il resto della sua vita.

18. Inzaghi 6,5 – Acclamato a gran voce dai tifosi italiani, gioca mezz’ora contro la Cechia e segna da par suo un gol che avrebbe segnato anche mia nonna con una gamba rotta e una serie di infortuni che la perseguita dai campionati mondiali in Uruguay. Nonostante ciò, continua a vivere sul filo del fuorigioco: a mensa è il primo a scattare al self service esattamente durante il suono del triangolo, dopo l’allenamento per andare a lavarsi scatta qualche centimetro prima di Barzagli che è quello che è impiega più tempo per fare la doccia, ma soprattutto nell’istante esatto in cui si addormenta Lippi, lui scatta verso i locali più cool di Duisburg a mo’ di un inesauribile Andrea Roncato in Mezzo destro e mezzo sinistro.

19. Zambrotta 6,5 – Media non aritmetica di un 7 meno e di un 6 più. Lui è molto tranquillo, quando gioca corre sempre un tempo per partita e l’altro pensa ai debiti. Non c’è più nulla da dire su di lui, se non che è alto 181 cm e pesa 76 kg.

20. Perrotta 6,5 – Gli abbuoniamo l’ultima partita. Sta vivendo con gioia immensa questi Campionati del Mondo; lo si vede sorridere, scherzare e ogni occasione è buona per conoscere nuove persone. Proprio oggi ha stretto una fortissima amicizia con Plasil e Grygera, con i quali ha scoperto di condividere la passione per le grigliate di pesce con centinaia di persone e per i Pooh, soprattutto quelli dei primi album perché dopo si sono commercializzati.

21. Pirlo 7 – Contro i cechi perde mezzo voto. Alla vigilia dei Mondiali giocava male e sembrava fuori forma, ragione per cui tutti chiedevano al cittì di sostituirlo con il gentil De Rossi. Ma circolavano voci tremende sul suo conto: a Coverciano prima e in Svizzera poi, lo si vedeva spesso di buon umore. Scherzi da cameratismo la facevano da padrone e la vittima delle burle pirlesche era spesso Pippo Inzaghi, che più di una volta ha dovuto sciacquare il dentifricio dagli scarponi. Dal giorno 9 giugno è rinato e ha sorriso, lievemente, solo una volta, ma per sbaglio e dopo un gol, dicono, importante.

22. Oddo s.v. – Si distingue per il capello fashion e per il fatto che quando si vuol parlar male di Lippi perfino il mio fruttivendolo di fiducia, che crede che il Napoli abbia vinto 3 Coppe Rimet, sostiene con insistenza: Ma perché non toglie Zaccardo e mette a Oddo?

23. Materazzi 6,5 – Obbedisco. Missione fallita, almeno ci ha provato. Voleva autosegnarsi un gol più bello di quello di Zaccardo, ma i fasti di Empoli sono un vecchio ricordo. Da un campione come lui ci si aspetta sempre e in ogni caso la zampata o la capata vincente, che sia per segnare o per dare 18 punti di sutura al malcapitato. Dopo le lentine rosse sono in arrivo per lui i missili rotanti.

Fenomenologia del reality

 

Fenomenologia del reality

Se al giorno d’oggi guardiamo qualcosa di buono alla tele, possiamo essere certi che non si tratta di reality show. Sono stati una novità alla fine degli anni ’90: chi li vedeva per curiosità, chi per moda e chi per deficienze congenite. I reality servono perlopiù a soddisfare due bisogni primari dell’uomo e della donna: sentirsi superiori agli altri nel primo caso, non farsi i fatti suoi nell’altro. Prima caratteristica di questo tipo di spettacolo è infatti quella di avere tra i propri concorrenti persone con autostima perlopiù nulla e il cervello mai più grande di quello di un ornitorinco medio, oltre ovviamente a una gran voglia di essere ricchi e famosi, grazie alle migliaia di telecamere che li riprendono nei momenti più umilianti della loro vita. Passiamo in rassegna i principali reality che hanno avuto il coraggio di trasmettere in Italia.

 

Grande Fratello

Come non iniziare dal primo, vero, unico, appassionante reality show. Almeno così dicono tutti; ma a ben vedere, spettacoli televisivi inutili esistono da decenni. Al Grande Fratello partecipano emeriti sconosciuti che si improvvisano vip, si rinchiudono in una casa e passano il tempo a sparlare degli altri, a cercare di conquistare una persona, a fare scorregge di ogni misura e qualità. Scopo del gioco è quello di arrivare fino in fondo, sopravvivendo ai nauseabondi odori che arricchiscono la monotona vita della casa di Cinecittà. Il Grande Fratello, oltre ad aver profanato un classico della letteratura di tutti i tempi come 1984, ha il merito di aver trovato di cosa parlare il venerdì mattina liceale, prima del sabato delle probabili formazioni ma dopo il mercoledì e il giovedì di coppa. Citazioni indimenticabili e indimenticate: Mascia che urla al mondo i propri insistenti appetiti sessuali con il testuale “Uccelli, venite!”, oppure un nobile tamarro dall’accento inglese che dà in escandescenze perché non può fumare; infine la poesia di Franco, in cui lo stesso afferma di essere, tra le altre mille immagini allegoriche, “la stazione, il trapezista, il leone, ieri, oggi e domani”. Momenti cult. Il Grande Fratello, che per poco più di mezz’ora dopo la sua nascita, si è fregiato di titoli quali “programma di cultura”, “esperimento di psicologia”, “programma a sfondo sociologico”, ha il merito principale di partorire da una propria costola Mai dire Grande Fratello della Gialappa’s Band. Che non si è lasciata scappare l’opportunità di fare satira su gente imbecille, proprio come in passato era accaduto con i giapponesi kamikaze di Mai dire Banzai. Postilla sui nomi: per essere inquilino nella Casa, non puoi essere Giovanni o Giuseppe; minimo devi avere nomi assurdi come Pier Renato, Mascia, Patrick, Leila, TopoGigio.

 

Survivor

Indimenticato programma, andato in onda su Italia 1 con ottime prospettive, poi calato dopo i 7 minuti iniziali della prima puntata. È stato spudoratamente copiato da L’Isola dei Famosi, di cui offriamo una meritatissima trattazione più approfondita. La vincitrice, verosimilmente chiamata Milica, ha recentemente negato con tutte le sue forze di aver mai partecipato a quel programma.

 

L’Isola dei Famosi

Prendete una decina di persone che sono apparse almeno una volta in televisione. Anche come pubblico, anche per sbaglio. L’importante è essere famosi. (Una almeno deve avere un fisico da paura, da evidenziare con costumini succinti). Scaraventateli con violenza su un’isola sperduta di un arcipelago sperduto e spesso sconosciuto. Tutto questo ovviamente dopo aver trucidato le popolazioni indigene e aver fatto così in modo che questi pseudo-famosi abbiano campo libero e possano morire tranquillamente di fame per un paio di mesi. Lo straordinario successo in termini di audience, paragonato al flop di Survivor, dimostra che il pubblico da casa adora vedere soffrire fino all’estremo persone ritenute superiori, particolarità che ha poi dato il la a simpatiche estremizzazioni come La Talpa: il fatto è che per vedere uno sconosciuto che si lamenta di aver fame basta andare in stazione; ma chi è che non spenderebbe anche 10 euro per vedere soffrire Pappalardo o Giada de Blank?

 

The Bachelor

In Italia il titolo è rimasto uguale alla versione inglese se non per l’aggiunta del sottotitolo “L’uomo dei sogni”: il fatto è che la tradizione letterale “il puttaniere” suonava troppo trash per un programma che ha deliziato i palati fini della borghesia italiana. In questo format una ventina di prostitute disposte a tutto, concedevano le proprie grazie ad un uomo bello, ricco e con un villone esagerato. Vinceva quella che gliela faceva odorare con più stile. Flop della miseria.

 

La Talpa

Quando un format è acquistato dopo una singola stagione da Mediaset dopo essere passato in RAI, si tratta di un grande programma, un successo assicurato. Mi viene in mente Beautiful. Il sospetto è che questo programma non sia stato tanto acquistato quanto venduto con lo stesso spirito affaristico di una colonia di maghrebini vucumprà. Regole simili a quelle dell’Isola: banda di vip che nessuno conosce, una casa/capanna nel posto più remoto della terra, prove truculente da superare e così via. I concorrenti hanno spirito collaborativo, meno uno, delegato appunto come la Talpa, che sabota le prove e cerca di farle fallire senza essere scoperto. Già questo meriterebbe un premio Nobel per la cazzimma, ma le prove sono la cosa di peggior gusto: occhi animali da mangiare, bagni tra vermi velenosi, inverosimili discussioni con Stefano Bettarini, ex terzino, ex marito della Ventura, da qui in avanti credo anche ex inviato, e così via. Di recente trasmissioni satiriche hanno messo in dubbio con dei filmati dietro le quinte la verità di queste prove; la cosa bella è che nessuno si è scandalizzato: l’avevano capito tutti, prima della tv.

 

La Fattoria

La Fattoria si chiama così perché ospita animali di ogni sesso e razza. Questi animali, anche loro con trascorsi televisivi di primissimo ordine, vivono in mezzo alla merda e come se non bastasse a milioni di chilometri da casa propria. Scopo del gioco è di spalare merda e sopravvivere, tornando a casa con cachet aumentati di almeno diecimila euro a serata.

 

Saranno Famosi

Trattasi, più che di un reality show, di un talent show: se nel primo caso si cerca la realtà, nel secondo si cerca il talento. In entrambi i casi, però, si fallisce clamorosamente. Una ventina di teenager di bella presenza si allenano in ballo, canto e recitazione, sognando di essere agili un giorno come Natalia Estrada, intonati come il maestro Apicella + Socio o intelligenti come Costantino. Altro caso: in poco tempo ha venduto decimilioni di magliette smanicate false con la scritta Saranno Famosi: Piazza Garibaldi a Napoli sta ancora festeggiando. Il format, che inizialmente si chiamava Saranno Famosi perché l’obiettivo dei giovani era quello di raggiungere popolarità nel mondo dello spettacolo, in un secondo momento ha cambiato nome in Amici di Maria De Filippi, perché si è capito che per diventare famosi, il primo passo è farsi amici la De Filippi e Costanzo, two-men-band del successo. Chi ha orecchi…

 

Operazione Trionfo

Altro talent show, caso dell’anno in Spagna, dove ha raggiunto picchi del 99,9 % di share, con un errore di circa 0,1%, in Italia ha raggiunto la vetta dello 0,78 per mille di share. Sarà stato merito del conduttore, il cantante Miguel Bosè, che aveva la lacrima più facile del primo livello di Tetris e si emozionava anche quando i ragazzi andavano a cagare. In questo programma unico scopo del gioco era imparare a cantare. Obiettivo fallito, se nel giro di pochi minuti dalla fine del programma, l’unica persona in Italia che era resistita fino all’ultima puntata, si era dimenticata di chi aveva vinto. Un po’ come succede a Saranno Famosi, in misura ancora più estrema. La seconda edizione, che non è stata fatta, ha avuto molto più successo.

 

Music Farm

La fattoria musicale, questa la traduzione del titolo ancora una volta di rimembranze orwelliane, annovera tra i propri concorrenti animali di diverse specie che hanno avuto trascorsi nella musica. Ancora nessuno deve capire a cosa serva averli rinchiusi in una casa. O meglio, a cosa serva averli fatti uscire.

 

Campioni – Il Sogno

Talent show sul calcio ma anche e soprattutto sul machismo: scopo del gioco per i concorrenti è quello di vincere un campionato di calcio col Cervia in una serie ignobile e allo stesso tempo procurarsi il maggior numero di donne quando di sera vanno al “Pineta”. Sono specialisti nella seconda prova; il più fesso, il portiere Bertaccini che è pure sposato, ha raggiunto quota 26 ragazze: ovviamente le minorenni non valgono nel conteggio. Il tutto deve avvenire facendola in barba allo scimmione urlatore Ciccio Graziani, che funge da allenatore, e di un uomo la cui funzione è poco chiara, mister Magrini, che in due anni ha proferito 414 parole, riuscendo a formulare ben 5 frasi di senso compiuto. Molti calciatori della prima edizione hanno sfondato nel mondo del pallone: alcuni ora sono acclamati magazzinieri, pare che uno addirittura faccia il giardiniere nella serie B svizzera, ma forse sono solo leggende metropolitane.

 

Super Star Show

Era un inutile spettacolo per trovare le nuove regine del pop. Non ci sono riusciti, già il nome Lollipop che avevano dato al gruppo faceva cagare, figuratevi loro.

 

Holly si allena calciando i rigori

Dedicato alle e fruibile dalle persone dalle 3 visioni in su

 

Holly & Benji è il titolo banalotto e fuorviante dato in Italia a キャプテン翼 (Capitan Tsubasa), un cartone animato/manga di successo giapponese sul calcio. No, non è uno scherzo, pare che davvero ultimamente il Giappone abbia voglia di copiare il resto del mondo in tutto, compreso lo sport.

 

Triangolazioni

Tutto comincia quando il baffuto e mite padre dell’undicenne Oliver Hutton, il capitano di una nave sempre fuori per lavoro, salva il noto attaccante della nazionale brasiliana Roberto Sedinho che stava quasi per annegare, ubriaco. Roberto Sedinho è un carioca atipico: non solo ha la carnagione chiara e i capelli, ma addirittura i boccoli; porta perennemente le Ray Ban e non si è mai raso la sparuta barba. Il fatto è che il padre di Holly (soprannome dato al ragazzo che si rivelerà infelice dopo l’esplosione della popstar Holly Valance) commette un errore gravissimo, visto che Roberto accetta di vivere con la sua famiglia per un bel po’; ma non solo: il fascino sudamericano del fuoriclasse travolge anche la moglie del capitano e con la scusa di insegnare ad Holly a giocare a pallone, mentre il capitano naviga sull’acqua salata, Roberto allegramente si fa la moglie (con la quale, tra l’altro, si reca dallo stesso parrucchiere). Si viene a sapere che Roberto non potrà più giocare al pallone a causa del distacco della retina, ma tant’è: ci penserà l’intera famiglia Hutton a fargli riprendere la gioia di vivere.

 

Holly

Holly è solo un ragazzino, ma gioca meglio di Maradona. È un fuori-classe nel senso che nessuno lo ha mai visto andare a scuola, ha la testa nel pallone che porta dovunque e perversamente considera il suo migliore amico. Sa ricoprire tutti i ruoli in campo (compreso quello del magazziniere e del bagarino) alla faccia di chi dice che il calcio sia uno sport di squadra, ma quello che sa fare meglio è segnare, soprattutto in rovesciata: nel cartone 9 gol su 10 sono in acrobazia, di cui 7 in rovesciata. A causa delle partite giocate dal campioncino la fisica ha subito una grande rivoluzione che ha portato alla riformulazione di quasi tutti i suoi principi basilari: nel cartone il tempo è dilatato all’eccesso nonostante non si vedano nei paraggi dei buchi neri (una volta tra un tempo e l’altro di una finale della New Team il Napoli ha avuto il tempo di vincere entrambi gli scudetti), il pallone resta in aria diversi giorni e prende effetti imbarazzanti, flashback di ore intere tra un dribbling e l’altro non mancano quasi mai, i portieri hanno la capacità di rimanere in aria qualche minuto, i campi sono lunghi in media  quanto il tratto di autostrada Bruscello-Montepulciano e così via. Voci di corridoio vogliono che le sue partite siano disputate al centro del triangolo delle Bermuda ma si tratta di leggende metropolitane. La famiglia Hutton, appena trasferitasi a Fujisawa, iscrive Holly a scuola: con la proverbiale arguzia giapponese si opta per quella pubblica.

 

Il derby

La bellezza di Holly e Benji sta nel suo essere vicino alla realtà. Prendete una soleggiata mattina di primavera a Napoli; sostituite alla rissa una partita di calcio, ai coltellini a serramanico un bel pallone di cuoio, di quelli a esagoni e pentagoni, all’erba del campo una partita di marijuana e il gioco è fatto. I bambini di Fujisawa si contendono infatti un campetto di pallone e lo fanno con una partita. Ma è Davide contro Golia. Si sfidano infatti la Newppy, la squadra della nuova scuola sfigata di Holly, e la rappresentativa del San Francis, fighissimo istituto privato già vincitore di prestigiosi tornei nazionali di calcio. In genere la partita in altri tempi finiva con risultati umilianti che ricordavano vagamente le partite di qualificazione ai mondiali delle Isole Far Oer, ma questa volta dalla parte dei poveri c’è Holly, e poi c’è zio Roberto che gli fa da allenatore. La partita è combattutissima, lo scontro principale (anzi, l’unico scontro perché gli altri bambini imbecilli contano poco) è tra Holly e il fortissimo portiere Benji Price.

 

Benjamin Price

È uno dei miei eroi. Ha una villa da far paura e un allenatore personale, Freddy, che farà carriera fino ad allenare la nazionale nipponica. Mentre stiamo qui a chiederci quanto potente possa essere un raccomandazione giapponese, Freddy tutte le notti lo allena nel giardino che comprende sei ettari di porte da calcio; Benji è instancabile e pare che anche durante il sonno si butti in tuffo dal suo letto a quello della sorellina afferrando al volo il cuscino: ovviamente anche qui continua a portare il berretto personalizzato sotto cui sono nati funghi inestirpabili. Quando parla non ha peli sulla lingua e viene alle mani in più di un’occasione. È disposto ad uccidere chiunque gli segni un gol da fuori area.

 

Bruce Harper

Bruce è un ragazzino umile, tutto cuore e polmoni, quello che, pur non sapendo le regole del calcio a partire da quelle basilari, è il migliore nella squadra della Newppy (infatti ne è il capitano, oltre che la roccia difensiva). La madre e il padre gli tolgono ripetutamente la dignità abbandonando spesso il ristorante che gestiscono per seguire il loro figlioletto in tutte le trasferte, ma c’è da dire che la madre è la regina delle felici tamarrate dell’intervallo: spesso porta al figlio e agli altri ragazzi zuppiere intere di ragù o di peperoni imbottiti. Bruce parte in sordina, ma la sua forza di volontà lo porterà in Nazionale: a poco conteranno i grossolani errori (tra i quali un’autorete che ha fatto gridare allo scandalo), molto più conterà la sua mossa tipica: la pallonata in faccia, sulla linea di porta, a salvare il risultato. Ce ne sono almeno due in ogni partita, per cui a fine carriera Bruce avrà il naso che gli spunta tra i capelli, dietro la testa. Fatto sta che il nostro si fa male nella sfida contro la San Francis: chi lo sostituirà visto che la Newppy non può permettersi nemmeno un panchinaro?(Cosa che sarebbe del tutto inutile, visto che non può permettersi nemmeno la panchina).

 

Tom Becker

Tom è un ragazzino mite e tranquillo, dalla faccia pulita e i modi gentili, insomma un piccolo omosessuale, sempre in viaggio col padre che fa il pittore (e forse anche lui gay, la mamma non si vede mai e forse è scappata con qualche uomo più mascolino). Si trova a Fujisawa durante il derby dei ragazzini e non appena si infortuna Bruce (c’è chi dice Tom porti sfiga), lui dalla tribuna fa un salto di qualche decametro, ruba il pallone e si scarta tutti, compresi arbitro e guardalinee, mettendo in mostra le sue doti e decidendo su due piedi di iscriversi alla Newppy. Tom trova un feeling naturale con Holly, che non è gay ma si disinteressa completamente anche delle donne, particolare che accende le speranze del carino giovinetto. Il quale a sua volta attirerà anche gli interessi pedofili della maestra di educazione fisica alla Newppy, che ovviamente non sarà ricambiata. Durante le esultanze Tom palpeggia ripetutamente il sedere di Holly e dà l’ispirazione al giocatore marocchino del Bari Neqrouz che però userà questa mossa per distrarre gli avversari in azione.

 

Una nuova squadra

Il derby finirà in pareggio e sui colossi dell’informazione giapponesi cominciano subito a circolare voci di crisi sulla San Francis, proprio alla vigilia del torneo nazionale per bambini che da quelle parti è l’evento sportivo dell’anno: nella stanza dei bottoni si decide che l’intera città di Fujisawa parteciperà al torneo con una sola, fortissima squadra, per cui sono fatti dei provini tra tutte le scuole per stabilire chi portarsi a Tokyo. Ovviamente tra i prescelti non possono mancare Holly, Benji, Tom e addirittura Bruce. La squadra prenderà l’originalissimo nome di New Team, che avrà i colori sociali della Longobarda di Oronzo Canà, perché, dicono, Yoichi Takahashi, papà del manga di Capitan Tsubasa, era un caloroso estimatore di Aristotele oltre che del trash movie italiano.

 

Nati per vincere

Ad allenare la New Team sarà il giovane Peter Colby, una specie di Marco Liorni del calcio giapponese. La squadra è composta in gran parte da chiattilli della San Francis. In porta non può che esserci Benji Price, ma a causa di un infortunio alla caviglia la porta sarà lasciata per molto tempo nelle mani poco sicure di Alan Crocker, che ha il pregio di parare come Dida, Lehmann e Van der Sar messi insieme, ma negli istanti più oscuri delle loro traballanti carriere. La difesa ha in Bruce e Bob Denver il muro centrale. Quest’ultimo è un omaccione di una decina di anni alto già più di 2 metri e dai capelli poveri di pigmentazione, per cui ha già la testa grigia come un mulo; sarebbe utilissimo sulle palle inattive (che latitano però nel cartone). Esterni di difesa due giocatori insignificanti, Morris (che litiga spesso con Bruce e ha una vistosa cicatrice a forma di croce di Sant’Andrea nel mezzo della fronte) e Custer. A centrocampo un omino piccino di nome Taylor fa o dovrebbe fare il lavoro sporco mentre l’appena accennata classe di Paul Diamond è oscurata da Holly, che svaria un po’ su tutto il fronte (del campo), e talvolta si improvvisa portiere. Ted Carter, che gioca per pagarsi il dentista a fine carriera, è l’esterno nel reparto offensivo,  che con Mason prima punta e Becker dietro ha la simpatica caratteristica di segnare un gol su mille, circa. Tra l’altro Mason è un altro cliente del parrucchiere della madre di Holly, cosa che non lo favorisce di certo nel gioco aereo che pure dovrebbe essere importante per una prima punta.

 

Patty e la torcida giapponese

Appena Holly arriva in città, un maschiaccio di nome Patty se ne innamora, lo segue dovunque vada e gliela sbatte in faccia senza preamboli. Quando gli anni passeranno, Patty diventerà una bella donna, ma Holly continuerà ad avere occhi solo per il pallone. Spassosissima la scena in cui davanti a un tramonto di primavera giapponese (che sono tra i più romantici), ci sono solo Holly e la ragazza che gli dice: “Stai pensando anche tu quello che sto pensando io?” e inizia a togliergli la camicia…e Holly, facendo scivolare dolcemente l’indumento: “Certamente cara…”, e mettendosi la maglia della New Team “Domani abbiamo la finale del torneo e io non posso stare qui senza allenarmi”. Patty sarà anche la prima tifosa di Holly e a lei sottostanno elementi di spicco della defunta Newppy, che ovviamente non hanno passato le selezioni: un bambino con due culi di bottiglia al posto degli occhiali e con la voce da ranocchio ammalato, un ragazzino con i capelli lisci e una sfera di capelli ricchi in mezzo alla fronte, un altro con i capelli tesi orizzontalmente in avanti, a rischio di chi gli stava di fronte che spesso ci rimetteva entrambi gli occhi.

 

Il gran torneo nazionale

Le eliminatorie regionali sono di poco spessore e la New Team stritola tutto e tutti. L’unico problema è dato da Benji che come annunciato si infortuna (in tutto il cartone animato lo vedremo giocare meno di Peruzzi) e non sarà disponibile per un bel po’. Inizia il torneo vero e proprio, che è organizzato meglio dei mondiali e sarà composto addirittura da gironi + eliminazione diretta. Il Gran Gala dell’estrazione dei gironi, presentato da Heidi Klum in un vestitino troppo succinto per le menti pervertite dei nerd orientali, vede tra gli ospiti d’eccezione Juanes  che canterà “La camisa negra”. Nel primo incontro i nostri perdono 6-5 (!), ma non tutto è perduto visto che passano le prime due del girone. La squadra vincitrice è la Muppett del cannoniere Mark Landers, di cui torneremo a parlare.

 

I gemelli del gol

E così effettivamente la New Team vince le altre partite del girone: ultimo scoglio è la Hot Dog, temibile squadra da censurare insieme ai traduttori anche solo per il nome ridicolo. A trascinarla ci pensano due gemelli formidabili dal look anni ‘70, Jason e James, che usano il campo a mo’ di circo e fanno un po’ di tutto in mezzo al campo mentre gli avversari applaudono estasiati. Le loro acrobazie impossibili (a cui essi stessi danno nomi assurdi ripresi puntualmente dal telecronista che li sente a distanza – A proposito, ma che ci fa il telecronista anche nelle partite più stupide della storia del calcio?) hanno il merito di ispirare film come Shaolin Soccer e fumetti come Spiderman, oltre che 6 nuove posizioni del Kamasutra. Ma la prodezza della partita porta la firma di Bruce Harper, che in preda al panico butta il pallone nella sua porta mentre Alan era a caccia di lucertole; poi però si riprende anche grazie a Holly che lo consola, mentre gli altri stavano preparando le molotov da lanciare nel ristorante degli Harper, e offre un prezioso assist per un gol di Tom.  Ci pensa Holly a chiudere la partita sul 3-2 copiando una mossa dei gemelli: si fa aiutare dalla forza di attrito del palo, vince la forza di gravità, salta sulla traversa e si aggiudica il premio Nobel per la fisica.

 

Portiere extra-large

Da sempre l’obeso della comitiva va a porta. Così era iniziata la carriera di Teo Sellers, estremo difensore della Norfolk, prossima avversaria della New Team. Teo non ha bisogno di muoversi per parare, visto che occupa il 95 % della porta. Ma siccome in Giappone grasso significa brutto che significa a sua volta stupido, Holly capisce che il suo punto debole è la scarsa capacità intellettiva e comincia a segnargli gol ancora più idioti, gli fa passare il pallone sotto alle gambe, gli urla:”Chi è dietro di te?” e mentre il portiere si volta, lui tira e così via. Segnano poi un po’ tutti, addirittura Diamond. Fortuna che poi sono arrivate le veline e le opinioniste a Controcampo, e abbiamo capito che se brutto significa stupido, la bellezza non implica l’intelligenza.

 

Malati per il calcio

Le partite ad eliminazione proseguono con vittorie eclatanti della New Team e delle altre squadre più forti. Il prossimo scontro di interesse per la nostra squadra preferita dopo il Cervia arriva in semifinale, quando ad opporsi ad Holly & Co. è la Mambo Football Club dell’asso Julian Ross. Questi ricorda molto il milanista Riccardino Kakà: è un bellissimo ragazzo amato da tutte le ragazzine quasi fosse uno dei Blue; viene da una famiglia ricchissima (il cui villone fa invidia allo stesso Benji), il padre è molto vecchio, si direbbe abbia almeno una settantina di anni, mentre la madre è giovane e bella, si direbbe che aspetti la morte del marito. Ma a schiattare prima sarà probabilmente lo stesso Julian, che soffre di una malattia segreta al cuore a causa della quale può giocare pochi minuti a partita; ma la sfida con Holly è diversa, Julian non vede l’ora di sfidare il nostro campione e decide di partire titolare. Gli idioti dei medici giapponesi acconsentono felici. C’è da dire che la Mambo, a parte la divisa, è un’ottima squadra; è la rappresentativa di una scuola privata di Tokyo (per cui giocano in casa) e tutti, giocatori e tifosi, sono molto facoltosi. Nelle panoramiche sugli spalti si vedono gli ultras che indossano le Silver e le ragazzine dodicenni, le stesse che stravedono per Julian Ross, portano tutte la Pinko Bag. Insomma, sarebbe una partita bellissima, anzi lo è fino all’intervallo, quando la prima fan di Julian, Amy, che è anche amica di Holly e a circa 8 anni si autoproclama segretaria della Mambo, spiega al capitano della New Team della malattia di Julian. Preso dai sensi di colpa, Holly gioca una partita pessima, la Mambo passa in vantaggio. Alla fine tarallucci e vino, Holly capisce dello sbaglio e dà il massimo (giocando con un naso di clown) per divertire anche Julian. Che dopo la sconfitta ha un attacco di cuore mentre i medici a bordo campo si chiedono cosa possa essere. Sopravviverà.

 

L’altra inutile semifinale

Anche la Muppet arriva in semifinale, dove si scontrerà con la Flynet di Philip Callaghan. La Flynet, nome che in giapponese significa Montevergine, è una squadra di montanari. A parte Philip sono tutti giocatori di pallone scandalosi, ma hanno nel gruppo la loro forza: si sono allenati duramente sul ghiaccio, e tra tempeste di neve e atmosfere alla libro Cuore hanno preparato forme gigantesche di formaggio e hanno tagliato la legna fino a tarda notte. Tra l’altro la Flynet è l’ex squadra di Tom Becker, per cui rappresenta la seconda squadra simpatia del torneo. Qualcuno narra di una storia d’amore tra Tom e Philip ma nonostante la divisa rosa, personalmente non ci credo, perché Philip ha già una ragazza, pure lei montagnara e perciò ben più virile e prestante di Tom. Negli ultimi minuti, risultato fisso sul pareggio, rigore per la Flynet: batte Callaghan, l’anonimo portiere già se la fa sotto quando l’arbitro fischia. Ma interviene dagli spalti un tale bimbo di una decina d’anni con i capelli lunghi e i modi da selvaggio, urlando:”Fermate il mondo, voglio scendere!”. I giocatori della Muppet lo acclamano, si tratta di Ed Warner, il loro portiere titolare. Che si fa notare per le sue spettacolari parate, paragonabili solo alle acrobazie dei gemelli Derrick: infatti ha alle spalle una carriera da karateka, a cui era stato avviato dal padre; ma poi aveva capito che il suo scopo nella vita era parare, e farlo nel modo più strambo possibile, era scappato di casa e faceva il vagabondo. Ragazzi di vita. E così Warner, mentre Callaghan è sul dischetto, salta su un palo, si dà lo slancio, si butta sull’altro palo, atterra con le mani a testa in giù, si spinge sulla traversa e da lì para il tiro di Philip che nel frattempo stava andando dritto in curva. Alcuni gli lanciano fiori, altri monetine di piccolo taglio, altri gli buttano noccioline. La Muppet segna a tempo scaduto e può passare in finale, dove affronterà la New Team.

 

Finale col botto

Ma l’asso della Muppet è Mark Landers. Un bambino alto, prima punta, si caratterizza di primo acchito già come un cafone. Viene da una famiglia di decine e decine di bambini, molto povera; lavora notte e giorno per portare pochi spiccioli a casa, ma il suo sogno è di alzare la coppa del torneo nazionale, in modo da vincere una borsa di studio per studiare alla scuola Toho. Abbronzatura da muratore, gioca con le maniche svoltate fino a far uscire i peli di sotto le ascelle: lui dice di essere un fan di Pietro Taricone, ma la verità è che cerca di far aerare un po’ le ascelle che altrimenti dopo la partita potrebbero portarlo all’asfissia. L’unico che riesce a sopportare il tanfo è Danny Mallow, il giocatore più giovane del torneo, bianco e malaticcio, umile servitore di Mark sia dentro che fuori dal campo; gli faceva copiare anche i compiti in classe di matematica. Il personal trainer di Mark invece è un buzzurrone con il mento un po’ alla Schumacher, un po’ alla Braccio di Ferro, che porta i sandali dovunque, di quelli il cui classico rumore annuncia la presenza di un cafone anche sulle lunghe distanze. È spesso ubriaco, puzza di vino gragnaniello e manco a dirlo allena (servendosi di un bastone altrettanto cafone) il suo pupillo Mark esclusivamente sulla forza bruta; è così che si spiega il fatto per cui il povero ragazzone sa dribblare quanto Materazzi con Bobo Vieri sulle spalle, ma ha un tiro che sfonda le porte, rompe le traverse e impaurisce a morte l’inetto portiere della New Team Alan Crocker che nella partita precedente contro Mark aveva giocato il secondo tempo col pannolone. Fortuna vuole che per la finale rientri Benji Price, che ha quasi del tutto recuperato dall’infortunio ma anche senza gambe vale almeno due Alan o un Alan con un muro di mattoni davanti. In più Mark ha il pregio di effettuare falli clamorosi senza che l’arbitro impaurito di prenderle fischi alcun fallo; il suo record è di 6 falli effettuati in attacco, di sfondamento: due di loro ci rimisero la carriera sportiva, uno la spina dorsale. Holly contro Mark, dunque: il bene contro il male, jin contro jang; e l’obiettivo non è solo la vittoria del campionato: come gli ha promesso Roberto, in caso di vittoria Holly partirebbe con lui alla volta del Brasile perché vuole insegnargli come fare acchiappanza sulle spiagge di Copa Cabana. Inoltre allo stadio c’è una coppia di osservatori della scuola Toho che hanno da assegnare una borsa di studio: l’uomo non conta a niente, la donna ha un debole per Mark, che gli ricorda l’alito puzzolente del marito.

 

We are the champions

La partita Muppet-New Team è molto equilibrata, visto che in porta non c’è Alan, i tempi regolamentari finiscono con il risultato calcistico di 2 pari. I buoni si fanno male un po’ tutti: Benji, Holly, Tom, si rompono tutti qualcosa per merito dei colpi proibiti di Mark, ma decidono di continuare a giocare sotto lo sguardo degli ottimi medici giapponesi. I supplementari invece premiano la New Team, che alla fine dilaga addirittura 4-2 con un gol sullo scadere di Holly che con un facile tiro a 89º dall’orizzonte straccia la parte superiore della rete. Vendetta portata a termine con gli interessi per Holly e compagni che possono finalmente festeggiare. Ma la gioia di Holly dura poco. Corre a trovare Roberto Sedinho, che dopo aver affettuosamente salutato la madre del ragazzino, lascia Holly in Giappone e parte da solo per il Brasile, perché si rende conto che è meglio avere entrambe le mani libere durante l’imminente Carnevale di Rio. Mentre l’aereo decolla, Holly è in lacrime…

 

Passano gli anni

Holly decide di continuare ad allenarsi per conto suo, leggendo un libro ricco di consigli scritto dal pugno di Roberto apposta per lui su come diventare i migliori giocatori del mondo e su come conquistare una donna sposata. Passano gli anni e tutti lo abbandonano: Fred porta con sé Benji in Germania, Tom col padre va in Francia (la nazione più effeminata del mondo, un motivo ci sarà), Roberto allena ragazzini e ragazzine in Brasile. Solo lui continua a vincere tornei per bambini nello sperduto Giappone. Nel frattempo la borsa di studio della scuola Toho va a Mark e Holly, ma Holly la rifiuta per continuare a giocare con gli amici di sempre; così Mark porta con sé alla Toho anche Danny e Ed, pagandogli le spese scolastiche perché in fondo in fondo Mark era un signore. E tra l’altro su quella borsa di studio campa tutta la famiglia di Mark, la madre si affitta addirittura una cameriera filippina.

 

Altri tornei

La New Team vince altri due tornei, ma non sono raccontati nella serie tv. È invece raccontato il quarto torneo, che però sa di già visto. Emozioni arrivano dalla porta della New Team, che è nelle mani degli spettacolari non-tuffi di Alan; gli avversari bene o male sono sempre gli stessi: i gemelli Derrick inventano nuove mosse impossibili, Jack Morris va a giocare altrove insieme a uno con i canini alla Dracula che fa il tiro del falco, Mark è sempre più forte ma è lasciato quasi tutto il torneo in panchina perché in fondo in fondo era ancora un cafone buzzurrone attaccabrighe. Motivo di suspance sono le rotture di Holly, che si sloga una decina di volte le caviglie di ricotta e la spalla di cartapesta. Le semifinali sono New Team-Flynet e Muppet-Toho. Questa partita degli ex ha il momento topico del torneo, quando la Muppet segna un gol grazie a una valanga umana che rotola allegramente col pallone fin nella porta di Ed che è travolto: ovviamente Byron Moreno, che a quell’epoca arbitrava le partite dei ragazzini giapponesi, assegna il gol e non la carica al portiere. La finale è New Team-Toho, questa volta finisce 4-4 dopo 16 tempi supplementari, Mark e Holly alzano a quattro mani la bandiera trofeo del torneo nazionale e diventano amici, preannunciando un futuro insieme alla guida della nazionale nipponica.

 

Il Giappone nuova potenza mondiale

Tutti i bambini che avevano calcato gli importantissimi palcoscenici dei campionati nazionali si ritrovano a giocare insieme in Nazionale. Senonchè nelle loro squadruncole facevano tutti gli attaccanti sboroni, ma ora si devono dividere ben undici ruoli. Gente come i gemelli Derrick si ritrova a fare i terzini (ruolo per cui sono indispensabili le acrobazie circensi), ma tutti hanno la lieta caratteristica di diventare delle schiappe; Holly invece migliora sempre di più ed è l’unico a poter trascinare il Giappone alla conquista di tornei importanti, giocando contro ragazzi sempre più forti. Tra gli altri, Julian Ross dapprima alla tenera età di 16 anni è chiamato a fare l’allenatore in seconda, poi si opera al cuore e ritorna a giochicchiare come libero davanti alla difesa, ma mentre a 12 anni era un eroe nazionale, ora è un povero idiota. Ognuno poi ha una carriera privata nei club di tutto il mondo. I gemelli Derrick fanno furore insieme ad Ed Warner in tournee col circo Togni, Benji gioca nell’Amburgo, Tom dopo essere stato in Francia, torna in Giappone, Holly corona il sogno di giocare in Brasile, nel San Paolo, ma poi si accorge che i brasiliani sono in Europa e va a giocare al Barcellona insieme a Ronaldinho; questi però lo mette tutta la vita alla berlina per la terribile capigliatura antigravitazionale e per il fatto di non riuscire a prendere 4 traverse consecutive (dopo la prima botta infatti la traversa colpita da Holly si frantumava e diventava polvere). Il buon vecchio Mark invece gioca nientemeno che in Italia, alla Juve. Ma Capello non sopporta il tanfo di cipolla che si porta appresso e lo manda a farsi le ossa alla Reggiana, dove il puzzo di Mark si mescola a quello del parmigiano reggiano presente negli spogliatoi.

Ma questi sono fatti dei giorni nostri; e siamo in attesa che i geniacci giapponesi vendano qualche cartone più recente a noi europei, prima che i campioni che ci hanno fatto sognare diventino vecchi, si facciano fotografare con una velina, fondino una marca di abbigliamento di pessimo gusto e finiscano la carriera sull’isola dei famosi.

 
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